Vivetta, the Italian designer who looks for order in fairy tales

Vivetta, la stilista italiana che cerca l'ordine nelle favole

Taglio di capelli a scodella, capelli biondi spesso accompagnati discretamente dietro le orecchie; una voce gentile, che scandisce con calma le parole, quasi a non voler disturbare; anche i gesti sono misurati. La blusa panna con ampio scollo quadrato, invece, tradisce un'attitudine giocosa, la stessa che infonde nelle sue collezioni.

Vivetta Ponti, il nome è quello di una madrina greca, decise di disegnare abiti non per una magica epifania: "Volevo fare la pittrice, in quel periodo dell'adolescenza tra i 18 e i 20 anni, dove inizi a chiederti quale direzione vuoi toglierti la vita. Poi ho pensato che l'idea sembrava triste."

Se Vivetta è diventato un marchio sinonimo di una certa moda giocosa, un omaggio al surrealismo degli anni '20 di Dalí, Buñuel ed Elsa Schiaparelli - dai colli su cui erano ricamate le dita degli inizi perfettamente laccate, ai cigni sulle tuniche in macramè dipinto intarsiato, passando per le farfalle sui corpetti in tulle ricamato a mano di questa stagione estiva.



Le silhouette di riferimento sono vaporose, femminili, chiaramente ispirate agli anni '50 e '60. "Ora apprezzo anche i volumi più scivolati, che guardano agli anni Settanta, ma penso che l'eleganza sia irraggiungibile, anche perché era uno stile di massa, adottato da tutti, a differenza di quanto accade oggi. Nonostante quello che si potrebbe pensare guardando i miei vestiti, allegra, quasi da favola, sono una persona estremamente ordinata, e in quello stile che indossavano tutti in quel momento, vedo l'ordine, non a caso il mio modello di riferimento è Catherine Deneuve in Bella di giorno, film del Anni '60 diretto da Luis Buñuel, ispirato al romanzo del 1929 di Joseph Kessel."

Con la stessa ironia con cui Elsa Schiaparelli disegnava aragoste sugli abiti da sera, Vivetta ha intarsiato sui pantaloni a gamba larga delle specie di fiocchi che rivelano in realtà i contorni di un viso, mentre i mini abiti drappeggiati di organza dall'effetto liquido, su cui bouquet fiorito di ortensie, balze e rosette. Una visione spettacolare, vistosa ma innocente della femminilità che ha democraticamente conquistato Lady Gaga, Karlie Kloss e Zendaya.

Ma prima di trovare e usare la sua voce, l'incubazione necessaria è stata una Firenze, di Roberto Cavalli. "Uno stile, quello di Cavalli ovviamente molto diverso dal mio. C'era molto lavoro, era la metà degli anni 2000, il momento del boom per il brand, arrivava anche prima e non usciva prima di mezzanotte. Ma mi è permesso imparare, nella parte dei grafici, che il denim era stampato con tricloroetilene... è stato divertente ed educativo".

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